Buco sanità in Puglia, l'ira di Potenza e Cera contro l’aumento IRPEF di De Caro: "Cittadini usati come un bancomat"
Esplode la bufera politica in Puglia dopo l’annuncio della manovra straordinaria sulla sanità presentata dal Presidente della Regione, Antonio Decaro, per coprire un disavanzo stimato in 350 milioni di euro per il solo anno 2025. Un provvedimento che prevede un pesante ritocco al rialzo dell’addizionale regionale IRPEF e che ha scatenato la durissima reazione delle opposizioni e dei rappresentanti del territorio, pronti sulle barricate contro quello che definiscono un intollerabile salasso sulle spalle delle famiglie.
L’attacco di Potenza: “Passerelle e assunzioni, oggi il conto lo pagano i pugliesi”
Tra le voci più critiche si leva quella di Antonio Potenza, sindaco di Apricena, che punta il dito direttamente contro la gestione politica della sanità pugliese e l’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese. «Ci sono vicende politiche che non possono essere archiviate con una conferenza stampa e qualche frase sulla responsabilità – tuona il primo cittadino apricenese – L’aumento dell’IRPEF regionale in Puglia è una di queste».
Potenza lancia affondi precisi che richiamano la recente campagna elettorale e la gestione delle risorse pubbliche: «Ricordate le assunzioni nella sanità e le passerelle agli Ospedali Riuniti? Oggi quel buco lo pagano i cittadini e le famiglie pugliesi. E stiamo parlando soltanto del bilancio del 2025». Secondo il sindaco, l’Amministrazione regionale starebbe cercando di scaricare la responsabilità delle proprie scelte gestionali sulla pelle dei contribuenti, liquidando una crisi profonda con semplici slogan di circostanza.
L’affondo di Napoleone Cera: “Fino a 66 euro in più al mese. Decaro ci metta la faccia in Consiglio”
Non meno duro il commento del consigliere regionale Napoleone Cera, che attraverso un intervento frontale sfida direttamente il governatore Decaro a riferire nella massima assemblea elettiva pugliese. «Presidente Decaro, una domanda semplice – esordisce Cera – Oggi lei ha presentato la sua manovra davanti ai giornalisti con slide e monologhi. Bene, adesso venga a dare la sua versione a noi in Consiglio regionale, con i numeri in mano. Lì ci si guarda in faccia davanti ai rappresentanti eletti».
Cera quantifica l’impatto reale della manovra sulle tasche dei pugliesi, parlando di cifre pesantissime: «Qui parliamo di tasse. Fino a 66 euro in più al mese sulle famiglie: soldi veri tolti a lavoratori e pensionati da Foggia a Lecce, dal Gargano al Salento, per coprire un buco di 350 milioni in soli dodici mesi». Il consigliere smonta la tesi difensiva della Giunta, che attribuisce le colpe ai tagli del governo centrale: «Comodo dare la colpa a Roma. Questo è il bilancio di una sanità governata dal centrosinistra da vent’anni. Nei bilanci delle Asl a crescere non sono stati i posti letto o le ambulanze, ma le consulenze, gli incarichi e la mobilità passiva di chi va a curarsi fuori regione. I pugliesi pagano due volte: una per curarsi lontano e l’altra con le tasse. Venga in aula con i direttori generali delle Asl, i cittadini non sono un bancomat».
