Colpo alla "Banda della Marmotta": Sei Arresti tra Foggia e Teramo per Assalti ai Bancomat
Un’operazione condotta dai Carabinieri ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di sei individui, ritenuti membri di un gruppo specializzato negli assalti ai bancomat con la tecnica della “marmotta”. Gli indagati provengono da San Severo, Cerignola e Foggia.
Il provvedimento, firmato dal gip di Teramo Roberto Veneziano, scaturisce da un’inchiesta avviata dopo un tentato furto avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 marzo 2026 a Colonnella. Nonostante il fallimento, l’episodio ha permesso agli investigatori di delineare la struttura del gruppo, composto da Vincenzo Lavella, Giovanni Pio Russi, Francesco Scelsi Caggiano, Giuseppe Dimodugno, Mirko Salvagno e Mattia Savio Pezzolla.
La ricostruzione degli inquirenti parte dal furto di un’Alfa Romeo Giulietta bianca (targa EH539JE) a Spinetoli. Poco dopo, l’auto, guidata da Pezzolla, è stata ripresa dalle telecamere in direzione Colonnella, affiancata da una Fiat 500L nera, condotta da Salvagno, usata come mezzo di supporto.
Arrivati a Colonnella, i sei, con volti coperti, hanno tentato un colpo alla filiale Bdm Banca, ma hanno desistito per la presenza di una “security mask”. Si sono poi spostati all’ufficio postale, dove Lavella, Russi, Dimodugno e Scelsi Caggiano avrebbero tentato di inserire due “marmotte” con micce nello sportello ATM. Anche questo tentativo è fallito a causa dell’impossibilità di forzare la struttura con un piede di porco.
Durante la fuga, l’Alfa Romeo è stata intercettata a Martinsicuro con Pezzolla a bordo, mentre la Fiat 500L è stata fermata a Città Sant’Angelo, nel Pescarese, con Salvagno, Lavella, Russi, Dimodugno e Scelsi Caggiano. Le prove includono corrispondenze tra gli indumenti degli indagati e le immagini di videosorveglianza.
Il gip ha descritto un modus operandi consolidato: colpi pianificati tra le 2:30 e le 4:30, mirando a sportelli presumibilmente riforniti. Le accuse contestate sono tentato furto pluriaggravato, ricettazione e porto di esplosivo. Tra le aggravanti, il fatto di essere commesso da più persone e la detenzione domiciliare di Lavella. La custodia cautelare in carcere è stata disposta per il rischio di reiterazione del reato.
