Foggia, arrestato 19enne per persecuzione digitale: è il caso di Arianna Petti
Foggia, arrestato 19enne per persecuzione digitale: è il caso di Arianna Petti
La Polizia esegue i domiciliari per atti persecutori. Indagini partite dalle immagini manipolate della giovane, con utilizzo di intelligenza artificiale
di Redazione – 13 Febbraio 2026
FOGGIA – Svolta nelle indagini sul caso di revenge porn che aveva scosso Foggia nei mesi scorsi. La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un diciannovenne, indagato per il reato di atti persecutori ai danni di una giovane donna della stessa età.
La vittima, che ha scelto di rendere pubblica la propria identità denunciando quanto subito, è Arianna Petti, diciannovenne foggiana il cui calvario ha avuto inizio la scorsa estate e ha sollevato un ampio dibattito sulla violenza digitale e sulle nuove forme di persecuzione rese possibili dall’intelligenza artificiale.
La denuncia e l’incubo della vittima
Tutto ha inizio il 31 luglio 2025, quando Arianna Petti si presenta negli uffici della Polizia di Stato per sporgere querela. La giovane aveva scoperto che il suo volto era stato sovrapposto, attraverso fotomontaggi digitali, a corpi di altre donne ritratte in pose oscene. Le immagini manipolate erano accompagnate da frasi volgari e diffamatorie.
Ma l’incubo non si limitava al mondo virtuale: i fotomontaggi erano stati affissi fisicamente sui muri nei pressi dell’Istituto Scolastico “Lanza” di Foggia e diffusi anche online. Insieme alle immagini comparivano dati personali sensibili della vittima: numero di telefono e indirizzo di casa.
Le conseguenze sulla vita quotidiana di Arianna sono state devastanti. Per mesi la giovane ha vissuto nel terrore, vedendo compromessa la propria serenità, la sicurezza personale e la vita sociale. La vicenda ha attirato l’attenzione dei media nazionali e il sostegno di associazioni per i diritti delle donne e contro la violenza digitale.
Le indagini: dall’intelligenza artificiale agli arresti domiciliari
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotte dalla Squadra Mobile, hanno permesso di ricostruire un quadro investigativo complesso. Gli inquirenti hanno raccolto elementi indiziari consistenti nei confronti del diciannovenne, un coetaneo della vittima con cui in passato la giovane aveva intrattenuto un rapporto di amicizia, poi interrotto.
Su delega della Procura, gli agenti hanno eseguito perquisizioni domiciliari che hanno portato al sequestro di dispositivi informatici. Le analisi tecniche specialistiche hanno rivelato dati cruciali: sui dispositivi in uso all’indagato è emersa una corrispondenza perfetta tra le immagini artificiosamente create e quelle affisse per le strade di Foggia.
Ma la scoperta più inquietante riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale. Dalle conversazioni rinvenute sui dispositivi sequestrati emerge che il giovane avrebbe utilizzato sistemi di AI per creare i contenuti diffamatori e per formulare le frasi offensive da associare alle foto manipolate. Un utilizzo distorto della tecnologia per perpetrare una persecuzione sistematica.
Gli investigatori hanno inoltre trovato tracce di tentativi, da parte dell’indagato, di eludere le indagini, dimostrando la consapevolezza della gravità delle proprie azioni.
Il provvedimento cautelare e l’iter processuale
Al termine delle indagini preliminari, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico del diciannovenne, disponendo l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.
È doveroso precisare che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che, secondo il principio costituzionale di presunzione di innocenza, l’indagato non può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva di condanna.
Un caso che apre il dibattito sulla violenza digitale
Il caso di Arianna Petti ha sollevato un dibattito nazionale sulle nuove forme di violenza digitale e sull’uso improprio delle tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale, per perpetrare abusi e persecuzioni.
Il revenge porn digitale, amplificato dalle possibilità offerte dai deepfake e dai software di manipolazione delle immagini, rappresenta una minaccia crescente, soprattutto per le giovani donne. La facilità con cui è possibile creare contenuti falsi ma apparentemente realistici pone sfide inedite sia sul piano della prevenzione che su quello della tutela delle vittime.
La vicenda ha attirato il sostegno di buona parte della comunità locale e delle associazioni che si occupano di contrasto alla violenza di genere, mettendo in luce le gravi implicazioni sociali di reati che colpiscono la dignità, la reputazione e la sicurezza individuale.
La necessità di risposte istituzionali
Il coraggio di Arianna Petti nel denunciare pubblicamente quanto subito ha contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica un fenomeno spesso sottovalutato o sommerso. Molte vittime di violenza digitale scelgono infatti il silenzio per vergogna o timore di ulteriori ritorsioni.
Il caso evidenzia la necessità di risposte efficaci da parte delle istituzioni: strumenti legislativi aggiornati, formazione specifica per le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche campagne di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai giovani sull’uso consapevole e responsabile delle tecnologie digitali.
La Polizia di Stato, attraverso questo intervento, ha dimostrato la capacità di utilizzare strumenti investigativi avanzati per contrastare forme di criminalità digitale sempre più sofisticate, garantendo protezione alle vittime e perseguendo i responsabili.
L’indagine prosegue per tutti gli eventuali ulteriori sviluppi del caso.
