Fuoco incrociato Trump-Meloni: la diplomazia del cortile e l'orgoglio di un Paese che non piega la testa
di Mauro Malaguti
Caro Donald, parliamoci chiaro: la diplomazia è un’arte complessa, fatta di pesi, contrappesi, equilibri geopolitici e fine strategia. Tutte cose che, evidentemente, continuano a sfuggire tra un colpo di parrucca e un tweet compulsivo. L’ultima uscita telefonica del Presidente statunitense a L’Aria che tira su La7, dove ha liquidato la premier italiana Giorgia Meloni dicendo che lo avrebbe “implorato per una foto per pura pena”, non è un attacco politico. È solo la confessione in mondovisione di una profonda, cronica immaturità.
Vedere l’inquilino della Casa Bianca ridotto a fare il verso da “influencer” di serie B, vantandosi dei selfie concessi per beneficenza emotiva come un adolescente nel corridoio di una scuola media, fa sorridere. Anzi, fa proprio pena. Ma a parti invertite.
Caro Trump, te lo dobbiamo ricordare noi come funziona il mondo dei grandi? Un leader della prima potenza planetaria dovrebbe occuparsi di incendi globali, di inflazione, di equilibri nucleari. Invece no. Tu passi il tempo a fare la radiografia ai sorrisi del G7 di Evian, trasformando i dossier internazionali in un fotoromanzo gossipparo. È questa la straordinaria competenza di cui ti vanti? Gestire le alleanze strategiche dell’Occidente con il metro di misura dei “like” su Instagram?
La risposta di Giorgia Meloni, arrivata dritta e senza fronzoli, ha ricalibrato immediatamente il livello del confronto. «Sono allibita. Io e l’Italia non imploriamo mai». Poche parole che non sono solo la legittima difesa di una Premier, ma l’eco dell’orgoglio di un intero popolo. Perché vedi, caro Donald, puoi avere tutte le portaerei del mondo, ma non puoi comprare la dignità di una nazione. L’Italia ha una storia millenaria, è un pilastro fondatore della civiltà occidentale e non ha bisogno di elemosinare lo scatto di un tycoon prestato alla politica per certificare il proprio valore.
La verità è che questo incidente diplomatico da cortile svela il re nudo. Dimostra l’assoluta inadeguatezza di chi preferisce bullizzare gli alleati storici per raccattare due applausi facili nel teatro della politica interna, salvo poi mostrare una bizzarra e flaccida timidezza con i veri nemici dell’Occidente.
L’orgoglio italiano, oggi, sta tutto nella fermezza di chi non si fa intimidire dai palazzinari prestati alla geopolitica. Noi non imploriamo, caro Trump. Al massimo, davanti a certe uscite, giriamo i tacchi e cambiamo canale.
