Gargano, il miraggio della superstrada tra veti green e realismo politico
Il destino della superstrada del Gargano si tinge di nero, stretto tra l’ombra del disfattismo istituzionale e le storiche barricate ecologiste. A lanciare la pietra tombale sulle speranze del territorio è Giuseppe Nobiletti, presidente della Provincia di Foggia, che liquida l’opera come un’incompiuta cronica: «Non sarà mai completata». Dietro il realismo di facciata che evoca la mancanza di un miliardo di euro e i severi vincoli del Parco Nazionale per il tratto Vieste-Mattinata, si respira la paralisi di un territorio rassegnato alla burocrazia.
Mentre i sindaci locali, come Luigi D’Arenzo di Peschici, rivendicano l’infrastruttura come un diritto negato alla mobilità e allo sviluppo turistico, il fronte del no capitalizza l’incertezza. Gli ambientalisti, guidati dalle dichiarazioni di associazioni come Altura Puglia, cavalcano i dubbi sulla reale utilità dell’arteria, bollandola come un progetto dannoso e ormai fuori tempo massimo. La paura dell’impatto ambientale diventa così il perfetto alleato di una narrazione rinunciataria, capace di trasformare la tutela della natura nell’ennesimo alibi per l’immobilità del Mezzogiorno.
