Liste d’attesa in Puglia: perché i numeri dicono "miglioramento" ma noi continuiamo a prenotare per il 2027? (se va bene)
Nei primi quattro mesi dall’implementazione dei piani sperimentali volti a ridurre i tempi d’attesa, la Regione Puglia ha registrato un significativo recupero: 191.646 persone sono state contattate e 105.871 prestazioni, tra visite, esami diagnostici e ricoveri, sono state anticipate. Questi dati, diffusi dall’ente regionale, si inseriscono nel contesto del monitoraggio nazionale condotto dalla Piattaforma delle liste d’attesa di Agenas, che per il primo quadrimestre del 2026 evidenzia un miglioramento generale dei tempi.
Nel dettaglio, le iniziative hanno coinvolto 175.291 individui per servizi ambulatoriali e diagnostici, e 16.355 per ricoveri ospedalieri. Tra le prestazioni recuperate figurano anche 4.857 interventi non classificati per priorità, ma cruciali per percorsi oncologici e follow-up di patologie croniche.
Analizzando le priorità, le 2.867 prestazioni “U-urgenti” hanno beneficiato di un anticipo medio di 144 giorni. Per le 47.201 prestazioni “B-brevi”, l’anticipo si è attestato a 131 giorni. Le 22.841 prestazioni “D-differibili” hanno visto un’accelerazione media di 86 giorni, mentre le 13.593 “P-programmabili” sono state anticipate di 88 giorni.
A livello nazionale, la capacità di rispettare i tempi di garanzia è migliorata: il 78,7% delle prime visite e l’84,7% degli esami diagnostici sono stati erogati puntualmente, in crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il sistema sanitario italiano deve ancora affrontare un deficit di circa 2,4 milioni di prestazioni (su 12 milioni di prenotazioni totali) che superano i tempi stabiliti, con notevoli disparità regionali e problematiche legate alla gestione delle agende, ai codici di priorità e all’accessibilità delle prenotazioni.
La Puglia, pur mostrando progressi, mantiene percentuali di rispetto dei tempi inferiori alla media nazionale. Una criticità rilevata è l’appropriatezza delle prescrizioni: in sei regioni del Centro-Sud (Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia) si osserva un utilizzo eccessivo del codice di priorità “non urgente” per le prime visite, raggiungendo l’85,5% in Basilicata e l’80,1% in Campania, valori nettamente superiori al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte.
