Sadam Houssain, 32enne pakistano, è stato trovato senza vita nel bagagliaio della sua auto a Manfredonia, dopo una settimana di ricerche. Indagini in corso.
Dopo una settimana di intense ricerche, è stato ritrovato senza vita Sadam Houssain, il 32enne di origine pakistana la cui scomparsa era stata denunciata nei giorni scorsi. Il corpo del giovane è stato rinvenuto nell’area del cosiddetto “ghetto della pista”, a pochi chilometri da Borgo Mezzanone, la località dove Sadam viveva da tempo.
A comunicare la tragica notizia al sindaco di Manfredonia, Gianni Lamarca, è stata nel pomeriggio la comunità pakistana. Sulle cause e sulle responsabilità della morte sono in corso gli accertamenti degli investigatori, che stanno cercando di fare luce su una vicenda dai contorni ancora poco chiari. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, Sadam sarebbe stato trovato all’interno del portabagagli della propria automobile, in circostanze che hanno immediatamente aperto interrogativi e suscitato profonda indignazione.
Sadam Houssain era uno dei tanti lavoratori agricoli impegnati nelle campagne del territorio. Arrivato in Italia dal Pakistan con la speranza di costruire un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, aveva ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale. La necessità di ripagare i debiti contratti dalla famiglia per affrontare il lungo viaggio verso l’Europa lo aveva spinto ad accettare condizioni di vita difficili, fino a vivere nella baraccopoli di Borgo Mezzanone.
L’appello del sindaco Lamarca e la questione del “ghetto della pista”
Nel suo messaggio, il sindaco Lamarca ha richiamato l’attenzione sulla drammatica situazione del “ghetto della pista” e sul percorso avviato con il Governo, la Regione Puglia, la Prefettura, il Comune di Foggia e altri enti per arrivare, nei prossimi anni, al suo definitivo superamento. «L’uomo e la sua dignità non possono continuare ad essere merce di scambio di un gioco di interessi e di poteri», ha sottolineato il primo cittadino, esprimendo il più profondo cordoglio e la vicinanza alla famiglia di Sadam e all’intera comunità pakistana.
Il sindaco ha concluso con un appello che, alla luce di questa tragica morte, assume ora un significato ancora più forte: «La morte di Sadam non può essere un prezzo da pagare, ma chiede giustizia, verità. Chiede l’impegno di tutti per una dignità che va difesa e un’umanità che deve essere ritrovata».
