Mezzogiorno in Crisi: Confindustria Foggia Chiede Investimenti e Denuncia il Declino Economico-Sociale
Il benessere percepito dalle popolazioni del Sud è in netto calo, con la provincia di Foggia che registra una progressiva regressione economico-sociale. Potito Salatto, Presidente di Confindustria Foggia, sottolinea come i tentativi dei governi dal 2016 per riequilibrare la spesa si siano rivelati insufficienti. A suo avviso, solo gli investimenti industriali, supportati dai numeri positivi della ZES Unica e dalle misure di decontribuzione fiscale per le imprese, possono generare ricchezza sui territori.
La situazione è aggravata dalla difficoltà conclamata dei Comuni nel reperire risorse statali per i bisogni dei cittadini. Foggia, città capoluogo, ha perso circa 10mila residenti negli ultimi dieci anni, mentre i Monti Dauni sono afflitti da uno spopolamento endemico, evidenziando enormi disuguaglianze e un calo demografico preoccupante.
In Capitanata, il 60% degli indicatori dell’indice “Bes” (Benessere Equo e Sostenibile, Istat) si colloca in fascia bassa o medio-bassa. La riduzione del Fondo di Solidarietà Comunale (FSC) negli ultimi quindici anni ha sottratto risorse vitali ai Comuni, con ripercussioni dirette sui cittadini. Nonostante la legge preveda che il Sud sia destinatario di almeno il 34% della spesa pubblica, l’Eurispes, citato dal meridionalista Pino Aprile, denuncia un trasferimento di 840 miliardi dalle regioni meridionali a quelle settentrionali tra il 2000 e il 2007.
Salatto intravede una “nuova primavera” per il Sud, supportata da dati come la crescita del valore aggiunto di 12,25 miliardi stimata per la provincia di Foggia nel 2025 dal centro studi dell’Istituto Tagliacarne. Tuttavia, l’impresa non può agire da sola senza il supporto dello Stato. La promessa governativa di riportare l’erogazione del FSC al 100% entro il 2030 è considerata una “chimera” per i tempi eccessivamente lunghi. L’eccessivo indebolimento dello Stato nei Comuni, conclude il Presidente di Confindustria Foggia, rischia di assestare un colpo mortale alla ripresa degli investimenti pubblico-privati nel Mezzogiorno.
