Sanità in Puglia, scatta il rincaro Irpef: serve a sanare un buco da 349 milioni. Decaro: «Decisione inevitabile»
Brutte notizie per i contribuenti pugliesi. La Regione ha ufficializzato il ritocco verso l’alto dell’addizionale regionale Irpef, una misura drastica ma definita indispensabile per colmare un deficit sanitario che ha raggiunto i 349 milioni di euro. L’annuncio è arrivato direttamente dal governatore Antonio Decaro durante la conferenza stampa convocata a Bari il 16 maggio. Il presidente ha chiarito che il ricorso alla leva fiscale è diventato un percorso obbligato, intrapreso solo dopo aver ridotto di 107 milioni di euro le spese legate alla macchina amministrativa e ai costi della politica. Nei prossimi giorni il piano sarà trasmesso ai ministeri competenti.
«Si tratta di cifre certificate e già inserite nel Documento di finanza pubblica 2025», ha evidenziato il governatore. «Oggi l’intero sistema sanitario regionale italiano è in profonda crisi, comprese le realtà storicamente considerate più efficienti. Davanti ai sacrifici chiesti ai cittadini, le istituzioni devono fare la propria parte. Prima di toccare le tasche dei pugliesi, abbiamo tagliato i costi interni per 107 milioni, recuperando anche 30 milioni dall’avanzo di amministrazione del Consiglio regionale. Il buon esempio deve partire da noi».
Chi pagherà di più? La mappa dei rincari in base al reddito
Il piano tariffario illustrato da Decaro è guidato dal principio della progressività fiscale, modulando l’impatto in base alle diverse fasce di reddito. La manovra, di fatto, risparmierà la metà della popolazione o comporterà variazioni minime:
Fino a 15.000 euro: Nessun aumento. Questa fascia, che rappresenta il 30% dei contribuenti pugliesi, è totalmente esentata.
Tra 15.000 e 28.000 euro: L’incremento medio sarà molto contenuto, pari a circa 4 euro al mese (coinvolge il 40% dei cittadini).
Tra 28.000 e 50.000 euro: Per questa categoria il rincaro medio mensile salirà a 19 euro.
Oltre i 50.000 euro: L’esborso aggiuntivo più consistente sarà di circa 66 euro mensili.
«In sintesi, più del 70% della popolazione pugliese o non subirà variazioni o registrerà un aumento estremamente ridotto, nell’ordine dei 4 euro mensili», ha spiegato Decaro. Il presidente ha poi ricordato che la sua doppia veste di governatore e commissario straordinario alla sanità lo obbliga legalmente a intervenire sui tributi locali per riequilibrare i bilanci in perdita.
