Sicurezza a Foggia: 35 arresti e oltre 16.000 controlli nel bilancio di aprile
FOGGIA – Si intensifica la pressione delle Forze dell’Ordine sul territorio della Capitanata. Il report della Polizia di Stato relativo al mese di aprile delinea un quadro di interventi massicci volti a ripristinare la legalità e la percezione di sicurezza tra i cittadini. Attraverso una stretta collaborazione tra Polizia di Stato, Forze di Polizia e Polizie Locali, la provincia è stata teatro di una vasta operazione di prevenzione e contrasto al crimine.
La capillarità dei controlli
Il dispositivo di sicurezza, pianificato tramite ordinanze del Questore, ha visto l’attivazione di 11 operazioni ad “Alto Impatto” e 54 pattugliamenti straordinari. Il raggio d’azione ha coperto i principali centri urbani della provincia, con un focus particolare su Foggia, San Severo, Cerignola e Manfredonia.
Gli sforzi operativi si sono concentrati nelle zone più critiche: quartieri segnati dal disagio abitativo, aree periferiche e i luoghi di aggregazione giovanile interessati dal fenomeno della “mala movida”.
I risultati in cifre
Il bilancio dell’attività operativa di aprile riporta numeri di grande rilievo:
16.675 persone identificate durante i posti di blocco e le ispezioni.
7.680 veicoli sottoposti a verifica.
35 individui tratti in arresto.
53 soggetti denunciati a piede libero.
800 grammi di droga sequestrati (tra cui eroina, cocaina e cannabinoidi).
Un legame diretto con la cittadinanza
Al di là dei sequestri e dei fermi, l’obiettivo primario resta quello di fornire una risposta concreta alla richiesta di protezione dei residenti. La Polizia di Stato sottolinea come la partecipazione dei cittadini sia un tassello fondamentale per l’efficacia di questi servizi.
Per inviare segnalazioni (anche in forma anonima) è possibile utilizzare l’app YOUPOL, mentre per le emergenze il riferimento resta il 112 (NUE). Le autorità precisano che la denuncia formale rimane lo strumento più efficace per garantire un intervento tempestivo e giuridicamente solido, scoraggiando l’uso di canali di comunicazione informali che potrebbero rallentare l’azione della giustizia.
